Tante vite – Chapter 1

Questa è la storia dell’immaginazione, che giunta ad uno stadio della sua vita in cui non riusciva più a nutrirsi, chiese a capacità come l’amore, l’emozione, il pensiero, l’introspezione, la volontà e la costanza di ritrovare il senso della sua esistenza. Purtroppo, non sapeva che, con la sua decaduta, anche le sue compagne si stavano spegnendo. 

Chapter 1 – Life number 10

Nonostante avesse una memoria precaria, ricordava gli anni in cui l’immaginazione la abbandonò. Non riusciva più a capire cosa fosse la passione, la bontà, il contatto fisico che non ti fa più ragionare, l’umanità delle persone. Chiazze di scura cattiveria ed egoismo annebbiavano questa immaginazione. La memoria e il carattere dei bambini si plasma in base a quello che vivi, è quello che dicono tutti no? Tabula rasa. Ma lei non era una bambina, aveva 30 anni ma era come se ogni volta morisse e rinascesse con una memoria vuota o troppo sporca da capirci qualcosa.

Era in un ascensore, non ricordava bene perché. Era vestita bene, si sentiva normale nell’ambiguità di quella scena, accanto al tennista, il cameriere, e la donna dei fiori. Cosa ci facevano tutti insieme, li in un ascensore che conduceva solo a piani di interminabili uffici. Ricorda che entro nell’ascensore al 37 piano, sarebbero tutti scesi al 18simo. E lei andava al piano zero. Li credeva di poter trovare l’uscita. 

Aveva sempre creduto che se una cosa l’avessi immaginata, non sarebbe mai successa. Così come se una cosa l’avesse sognata, non solo non sarebbe mai successa, ma l’evento sarebbe accaduto al contrario. Solo che non era mai riuscita a capire in cosa consistesse il contrario. Era un contrario definibile come tale solo una volta che fosse successo. Questa teoria era applicabile anche ai sogni. Come quando sognò di lasciare il suo ragazzo perché non lo amava più. No, lei lo ha lasciato perché lui non l’amava più, o non l’aveva mai amata. Uno dei tanti possibili contrari.

Come poteva sapere che, con la fine di quella vita, i ricordi dell’amore vero sarebbero spariti? Ricordava di aver imparato che l’amore è abbracciare il tuo migliore amico, ma non riusciva più ad immaginare come fosse sentirlo fisicamente. E poi si ritrovò con l’avere il ragazzo ignorarla per l’intera serata. La sua realtà, il nuovo mondo per lei era quello. Ma a volte aveva sprazzi di ricordi, di una ragazza che le avrebbe riso in faccia per il solo fatto di aver creduto una cosa del genere.

Ma non le importava, lei era quella e un giorno sapeva che sarebbe morta e poi rinata. Pensava che il destino avrebbe fatto tutto da sé. E che ne sarebbe uscita felice, un po’ rotta ma ok. Ecco, in fondo lo sapeva, che questa situazione sarebbe capitata, con un po’ di immaginazione.

Che cosa rappresentava davvero quell’ascensore? L’ennesimo viaggio fatto di sensi di colpa e ricordi? Era stata lei a stabilire la sua condanna, o era l’immaginazione, nervosa, ansiosa, che si mangiucchiava le dita ogni volta che voleva ribellarsi, a condannarla? Un passato che la tormentava, che non sapeva stare al suo posto di passato, ma era invidioso del presente, e voleva avere un posto in primo piano anche in quello. E perché no, sognando in grande, avrebbe potuto conquistare anche il futuro. Forse è per questo che era convinta di vivere tante vite. Lei ricordava, e infine, soffrì nel realizzare che chiunque fosse, in realtà era sempre la stessa. Non era un rinascere, ma un vivere di nuovo, con il peso del passato, senza la possibilità di poter completamente dimenticare.

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